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#9 Scatto

E il naufragar m’è dolce in questo mare… di sali d’argento.

La bella stagione è alle porte e, con le necessarie precauzioni, il mare ci attende. Mare e bagnanti sono soggetti immortalati dai fotografi di epoche diverse.

Già nell’Ottocento, i fotografi rubano le bellezze al bagno. Elisa Finazer Milcovich è ritratta in posa con un’amica: sullo sfondo la Lanterna. Come riporta L’Indipendente nel 1878, l’abbigliamento al mare deve essere civettuolo, guernito d’orli damascati e di ricami e munito d’una borsa per metterci … Chi sa?

Elisa Finazer Milcovich con un’amica vicino alla Lanterna, Trieste, [1897?], F198889
Elisa Finazer Milcovich con un’amica vicino alla Lanterna, Trieste, [1897?], F198889

Uno dei bagni, come è d’uso chiamare a Trieste gli stabilimenti balneari, più frequentati è il bagno Fontana, appunto alla Lanterna, situato presso il Molo Maria Teresa (attuale Fratelli Bandiera), immortalato da Ettore Antoniazzo, fotografo amatore.

Ettore Antoniazzo, Bagno Fontana presso la Lanterna, ante 1908, F10781.
Il Piccolo, 11 giugno 1890

Il Fontana, dal nome del suo proprietario, Carlo Ottavio Fontana, è uno degli stabilimenti preferiti dagli uomini d’affari, informa Il Piccolo nel 1895, perché più vicino alla città. Tra i suoi frequentatori c’è persino Joyce con il proprio figlio Giorgino. Illuminato a luce elettrica, con 6 lampade arco e 20 incandescenti, propone concerti ed è anche provvisto di un ristorante.  Nel 1890, 10 bagni per adulti, compresa la corsa del tram andata e ritorno, costano 4 fiorini, 10 bagni per fanciulli, 3 fiorini. Sono inoltre previste facilitazioni per gli impiegati dello Stato e del Comune. Ben 200 cabine, divise tra uomini e donne, ospitano gli avventori. Il comodo stabilimento sarà completamente smantellato nel 1908 per far posto ai binari della Ferrovia Transalpina.

Nel frattempo cambiano i “costumi”: agli inizi del Novecento, proprio la figlia di Elisa Finazer, esibisce un costume alla moda, composto da mutandoni, gonna e camicia, rigorosamente a righe.

Maria Milcovich ragazza in costume su un pontile, Trieste, 1908, F198908

Gradualmente i bagnanti scoprono il mare di Barcola, sempre fotografata da Antoniazzo che, nel 1899, si sofferma a descrivere i suoi giovani frequentatori rigorosamente in cappello a  falde larghe.

Ettore Antoniazzo, Barcola, 17.09.1899, F12614

A Barcola, nel 1926, viene inaugurato il Bagno di Cedàs, che, tra il 1934 e il 1935, vedrà la costruzione di cinque piattaforme semicircolari, elevate rispetto al livello del mare, in modo da godere  più agevolmente il panorama.

Una foto dell’archivio comunale del 1935 narra delle nuove piattaforme e i nuovi e più audaci costumi.

Bagno di Cedàs, 1935, F49476

Nel 1934, apre i battenti il bagno Ausonia che, nel 1936, è unito al precedente e rifatto Savoia. A seguito di una violenta mareggiata, nel 1954, che distrugge parzialmente lo stabilimento, sarà effettuato un restayling: il bagno sarà ampliato, dotato di una piscina di 50 metri, trampolini e piattaforme per i tuffi, fotografato da Adriano de Rota.

Adriano de Rota, Ausonia, 1954, RO 5548_007, Proprietà della Fondazione CRTrieste, in deposito presso la Fototeca.

E ora? 

A Trieste, città dove il mare è parte integrante del DNA dei suoi abitanti, una sorta di beach therapy, citando Martin Parr, componente essenziale dell’identità triestina, lo scorso autunno è stata ospitata la mostra Life’s a beach che documenta la ricerca antropologica del fotografo inglese nei confronti di un’umanità colta nel momento in cui ha la guardia abbassata.

Il fotografo documentarista britannico, come lui stesso si definisce, per vocazione e passione, ci ha proposto un viaggio esplorativo sostenuto da un unico desiderio: carpire e capire ciò che accade nel paesaggio sociale. Oggetto del suo desiderio fotografico è scrutare i soggetti, con le proprie abitudini, cliché, e stereotipi, altrove, come a Trieste.

Allestimento della mostra Martin Parr, Life's a beach, fotografia di Marino Ierman.

 

Ulteriori notizie sui fotografi sono disponibili nella sezione Fotografi in Fototeca.

E sulla mostra Life’s a Beach nella sezione Percorsi visivi.

E se vi siete persi le pillole precedenti potete recuperarle nella sezione “Pillole fotografiche”.