Archivio Nadia Bassanese

Il patrimonio documentale è suddiviso in due serie: una composta da 5 album e alcune foto sciolte che raffigurano scene di vita famigliare, l’altra, più consistente, che consta di circa una cinquantina di faldoni contenenti carteggi, note di lavoro, appunti, dattiloscritti, ritagli stampa, inviti a mostre, manifestazioni artistiche, conferenze, incontri, manifesti e circa 3500 stampe fotografiche e negativi di opere d’arte, attraverso cui è possibile rileggere la genesi dei progetti espositivi ed editoriali della Galleria Bassanese dal 1983 al 2003. Sono stati inoltre donati alcuni VHS, attualmente in corso di riversamento. 
La gallerista ha anche disposto la donazione della raccolta completa dei cataloghi delle mostre organizzate e un cospicuo numero di pubblicazioni riguardanti gli artisti esposti.

Annibale Oste: consolle, 1983
Annibale Oste: consolle, 1983

Come cita un articolo risalente all’inaugurazione, la galleria Bassanese, sita in Piazza Giotti 1, al primo piano, era stata inaugurata in un austero appartamento proprio dirimpetto alla sinagoga del Berlam, assegnando alle stanze funzioni multiple, appena accennate dallo scarno arredo (studio, salotto, ufficio, vendita, campionatura delle opere di pittura, scultura e grafica ed esemplificazione del futuro inserimento nella casa dell’acquirente) e alla sala d’ingresso, la funzione espositiva.
Nadia Bassanese introduce il primo catalogo, risalente all’attività del 1983/84, osservando che questo spazio costituisce un luogo di passaggio tra l’arte e la città. Un passaggio non frettoloso. Anzi, ho cercato di trattenere almeno per un momento, tra le pareti di questa grande e vecchia casa del Borgo ottocentesco, il lavoro degli artisti, per poter riflettere sull’opera, per conoscerla meglio, per amarla.
Lo studio Bassanese ha inaugurato la sua attività con una prima mostra dedicata a Mauro Staccioli.

Sempre citando le fonti originali, Staccioli per l’occasione ideò e allestì una struttura pilastro che dal pavimento concludeva la sua corsa al soffitto, in una sorta di precario equilibrio. Quella mostra è diventata un po’ il simbolo della galleria, che in seguito ha impostato tutta la sua linea operativa sul progetto ambientale e sulla disseminazione dei segni nello spazio, tanto che molte delle esperienze più memorabili sono nate da un felice connubio tra idea dell’artista e una corretta interpretazione della fisicità dello spazio espositivo.
L’amore per l’arte spinge Nadia Bassanese a entrare in contatto con Leo Castelli, il celebre gallerista di origini triestine trapiantato a New York con cui collaborerà, portando a Trieste artisti di fama internazionale esposti, non solo nello spazio della sua galleria, ma anche, in collaborazione con le più importanti istituzioni pubbliche del territorio, nel Castello di Miramare e nel Museo Revoltella.
Di notevole interesse gli artisti che hanno esposto, di cui si citano solo alcuni nomi rilevanti sulla scena nazionale e internazionale, quali: Bruno Munari, Tullio Pericoli, Enzo Navarra, Carmengloria Morales, Shusaku Arakawa, Alik Cavaliere, Bruno Faidutti, Giuseppe Amstici, Bettina Werner, Osvaldo Cavandoli, Ursula Von R Rydingsvärd, Michael Goldberg, Annibale Oste, Ugo Carrega, Altan, Luzzati, Hugo Pratt, Cernigoj, Mirò, Mario Sillani, Chris Booth, Pauline Rhodes, Elio Ciol, Hugo Pratt, Susanna Tanger, Ugo Carrega, Giuseppe Uncini, Guido Sartorelli, Odinea Pamici, Franco Angeli, Tano Festa, Altan, Martin Hiddinl, Marcia Grostein, Luciano Celli.

La donazione della straordinaria documentazione consente di ricostruire un ampio segmento delle modalità espositive delle gallerie private in città. Al tempo stesso, mette in luce la funzione sociale del gallerista: rabdomante e disseminatore di conoscenze ed emozioni visive in uno. Nadia Bassanese con abile e rara sensibilità, al servizio della sua instancabile operosità, ha messo in relazione le creazioni artistiche con il tessuto della città.

Nadia Bassanese e Tullio Pericoli, 26.02.2000
Gita in Carso, 1925/1926, F226823
Gita in Carso, 1925/1926, F226823