Ferdinando Ramann [1825-1888]

1. Ferdinando Ramann, Bacino davanti alla Riva Carciotti, [1880] F8820
Ferdinando Ramann, Bacino davanti alla Riva Carciotti, [1880] F8820

Il fotografo nasce a Sebenico (o Spalato) nel 1825 e muore a Trieste l’8 giugno 1888. Di religione protestante, nel 1878, si sposa con la sua collaboratrice, la pittrice Eugenia de Castro (figlia e collaboratrice del pittore fotografo Andrea de Castro), da cui ha una figlia, Eugenia.

Tracce della presenza triestina di Ferdinando si reperiscono già nel 1849. Presso il Museo della tecnica di Lubiana è conservato un suo prezioso dagherrotipo colorato risalente al settembre 1853. Apre il suo primo studio nel capoluogo giuliano nel novembre 1855 al terzo piano di Casa Costantini in Piazza San Pietro n. 593, di fronte alla Chiesa di San Pietro. Nel 1857 segnala che ha ampliato e abbellito il locale a guisa delle principali città. Propone stereoscopi e vedute sia su vetro e su carta. Lavora moltissimo: nel 1859 segnalerà che nel corso dei primi quattro anni ha ricevuto continue ordinazioniSui giornali dell’epoca informa la clientela che non badando né a cure, né a spese, né a sacrifizi d’ogni sorta è giunto al punto di poter soddisfare qualunque esigenza. Segnala che è fornito delle macchine più eccellenti e ha un gran deposito di cornici, apparati e preparati fotografici oltre ad aver fatto venire dalla Germania due miniatori per offrire i ritratti superbamente colorati. Insegna a fotografare in sole sei lezioni e offre una macchina completa con preparati fotografici per 50 ritratti e le relative lezioni per soli 100 fiorini. Al portone d’ingresso espone quotidianamente i suoi ritratti. Pubblicizza sul Diavoletto la sua attività promettendo alla clientela, per un solo fiorino, ritratti senza alcun ritocco, garantendone la perfetta rassomiglianza. Ritrae su carta, vetro, avorio, all’acquerello e a olio o riproduce i ritratti su biglietti da visita, medaglioni, spilloni, braccialetti e assicura che il committente non è tenuto a pagare se non soddisfatto.

Nel 1862 trasferisce lo studio in Piazza della Borsa 593-1 ma già nel settembre 1863 segnala che ha intenzione di spostare l’atelier per realizzare uno studio fotografico in via Valdirivo di fianco alla Casa Giannichesi provveduto di macchine e corredi tali da non temere rivali e le sue sale d’aspetto, come pure lo studio, supereranno in lusso e ricchezza quanti altri stabilimenti di tal genere sono stati aperti finora. 

Nel 1864 fallisce e il Tribunale di Trieste apre un’inchiesta per accertare le cause di una bancarotta. Il 13 aprile 1864 inaugura lo stabilimento fotografico in Via Valdirivo 11 nuovo, al terzo piano dove resta fino al 1866. Qui affina la sua arte collaborando con Giovanni Blason. L’8 settembre 1866 apre un nuovo studio in piazza Unità. Sia il Diavoletto che il Cittadino, sottolineando che colla sua diligenza e perseveranza ha raggiunto un punto culminante dell’arte sua, ricordano che Ramann lavora presso lo studio La Fortuna collocato sopra il Caffè degli Specchi, con doppio ingresso da piazza Grande e da via del Teatro 585.  Il 3 aprile 1867 lo studio e l’abitazione sono perquisiti e sono sequestrate le fotografie e i negativi pornografici. Un rapporto della Polizia del 13 giugno 1867 segnala che i mezzi di sussistenza di Ramann sono limitatissimi e che ha intrapreso l’attività di fotopornografo per indigenza. Viene assolto nel 1873.

Dal 1875 al 1878 lo studio è al V piano di piazza Grande 4.

Nel 1878, Ramann si presenta davanti alla Corte d’Assise per difendersi dall’accusa di aver venduto e spedito nel luglio 1877 alcune fotografie oscene al libraio Till di Lubiana e in tal modo aver contribuito alla diffusione di disegni (stampati) offendenti il buon costume e il pudore. Il fotografo sarà assolto ma, costretto a chiudere nuovamente, ritornerà a svolgere il mestiere dell’ambulante.

17. Ferdinando Ramann, Piazza Giuseppina, [1880] F54
Ferdinando Ramann, Piazza Giuseppina, [1880] F54
Diavoletto, 24.08.1861
Diavoletto, 24.08.1861