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#8 Scatto

Vediamo le loro foto, ma non i loro volti, eppure i fotografi sono stati ritratti e fotografati.

Non si tratta solo di un mestiere ma di un’arte, di una passione contagiosa che spesso si tramanda di padre in figlio.

Guglielmo Sebastianutti, Francesco Benque, 1868, dono Radicich
Guglielmo Sebastianutti, Francesco Benque, 1868, dono Radicich F18014
Francesco Benque, Albert Benque, post 1904, dono Radacich F18016

Ecco il giovane Francesco Benque, il fotografo tedesco che lavorerà a Trieste, Amburgo e in Brasile accumulando premi e riconoscimenti internazionali. Francesco fotografa il figlio Alberto che proseguirà l’attività paterna a Trieste e poi a Graz dove lavorerà anche la nipote Lilly. La stessa si autoritrae con la sua fotocamera Kiev Salut 6×6 INDUSTAR 29 2.8/80 in studio, immersa in uno sfondo caratterizzato dalle mille espressioni di un unico bambino.

Lilly Benque: autoritratto, [1955], dono Radacich F194986
Lilly Benque: autoritratto, [1955], dono Radacich F194986

Guglielmo Sebastianutti approfitta del socio Francesco Benque per posare in costume da montenegrino.

Francesco Benque, Guglielmo Sebastianutti, post 1864, F4206

E come non ricordare la dinastia Wulz, a partire dall’intestatario Giuseppe, fino ai discendenti il figlio Carlo e le bellissime nipoti Marion e Wanda? Proponiamo lo scatto realizzato da Marion che ritrae la sorella Wanda nello studio di Anita Pittoni mentre posa in modo teatrale indossando un completo da carnevale dell’artista.

Marion Wulz, Wanda Wulz con completo di carnevale di Anita Pittoni, [1937?]
Marion Wulz, Wanda Wulz con completo di carnevale di Anita Pittoni, [1937?] F225233

E ancora la dinastia de Rota: nella foto di Ezio e famiglia, i fotografi sono ben tre. Seduto sul ginocchio del fondatore Ezio è il giovane Adriano che proseguirà l’attività paterna nel negozio di via Barriera Vecchia 27 e a fianco Livia, collaboratrice, prima del padre, poi di Adriano, che gestirà con il figlio un negozio in via Udine 1. 

La famiglia de Rota, 1928, RO3856

Adriano de Rota ci ha lasciato anche uno splendido autoritratto allo specchio. Qui il fotografo sceglie se stesso come modello e si ritrae nell’atto di fotografarsi. Attento alla postura del corpo, allo studio della luce, il fotografo è un tutt’uno con la sua inseparabile Rolleiflex, la macchina tedesca biottica, amata sia dai dilettanti che dai professionisti per la sua facilità di utilizzo e precisione.

Adriano de Rota: autoscatto, [1947], RO 383

Una macchina fotografica apprezzata anche da Erna Rausnitz Lasorte, l’elegante fotografa berlinese del Governo militare alleato e poi della Prefettura che avrebbe trasmesso la passione della fotografia al figlio Enzo e poi al nipote Andrea. La macchina qui è corredata dal flash, strumento che utilizza anche il giovane Fulvio Bronzi, abbagliato dalla bellezza di Claudia Cardinale illuminata ulteriormente dal lampo fotografico.

Giornalfoto, Erna Rausnitz Lasorte, Anni 50, GF NP 168_54128
Giornalfoto, Anteprima di Senilità al Teatro Verdi. Fulvio Bronzi fotografa Claudia Cardinale e Roberto Hausbrandt, 28.02.1962 CMSA GF NP 2000_1018

Ugo Borsatti è immortalato in posa sul Canal Grande nel 1953 e, a distanza di qualche anno, in compagnia della nostra fotografa, Cristina Klarer, in occasione dell’edizione Musei di Sera del 2006.

Ugo Borsatti, 1953, UB 590_2_2
Ugo Borsatti e Cristina Klarer, 2006

Nella carrellata dei fotografi ritratti non possiamo dimenticare Pietro Opiglia, che ha lavorato in Fototeca dal 1908 al 1947, anno a cui risale questo ritratto donato dalla figlia Livia e poi gli attuali Marino Ierman e Alessandra Relli che quotidianamente documentano i nostri musei.

Pietro Opiglia, 1947, F19324
Marino Ierman
Alessandra Relli