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#6 Scatto

In Fototeca ci sono quasi 3 milioni di beni fotografici: dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi, positivi su carta, su seta, pellicole e lastre di vetro di ogni dimensione…
Prima del lockdown, avevamo iniziato, tra l’altro, un paziente lavoro di pulitura, condizionatura, studio e digitalizzazione di alcune lastre di grandi dimensioni.
Vi proponiamo oggi la lastra (350×420 mm.) che immortala palazzo Leo nei primi anni del ‘900.

Mino Zanutto, Palazzo Leo, 1907 circa F247545
Mino Zanutto, Palazzo Leo, 1907 circa F247545

Il palazzo della famiglia patrizia dei Leo, sito in via S. Sebastiano 1, è costruito nel 1747 probabilmente da Giovanni Fusconi. I Leo, stabilitisi a Trieste nel 1155 e divenuti baroni del Sacro Romano Impero nel 1647, si estinguono nel 1814 con la morte di Pietro Leo de Loewensberg. Dal 1772 al 1781 la famiglia affitta la casa ad André de Grasset, conte di Saint-Sauveur, Console Generale di Francia a Trieste. Tra il 1772 e il 1773 vi soggiorna Giacomo Casanova. Tra il 1790 e il 1795 il barone Francesco Vito de Zanchi acquista il secondo e il terzo piano dell’edificio, mentre il resto della casa rimane di proprietà dei Leo.

 
Al fine di realizzare un file che comprendesse anche i bordi dell’oggetto, Marino Ierman ha fotografato le grandi lastre, retroilluminandole con alcuni accorgimenti: ha mantenuto il parallelismo tra piano focale e piano sul quale è appoggiato il negativo, in modo tale da riprodurre e avere un controllo omogeneo di distribuzione del flusso luminoso al di sotto del piano opalino che funge da appoggio. Un altro elemento tenuto in considerazione è stata la temperatura colore emessa dalla fonte luminosa, determinante per avere una fedele riproduzione degli effetti di degrado dell'emulsione con i vari toni seppia o giallastri. Ovviamente, nel caso in cui si richiedesse una lettura molto accurata del soggetto, il fotografo farebbe sparire le macchie, le imperfezioni o rotture, impostando direttamente la macchina fotografica su B/N o lavorando il file in fase di post produzione. La macchina usata è stata la SONY da 20 megapixel con ottica zoom fissa impostata su bassa sensibilità.

Agli inizi del Novecento, il conte Laval Nugent, erede del barone de Zanchi, diviene il proprietario di tutto il palazzo. Nei censimenti e nelle guide scematiche coeve l’edificio risulta intestato alla contessa Carolina Steininger Nugent che lo affitta a commercianti e privati cittadini. Nel 1954 la figlia di Carolina, la contessa Margherita Nugent, dona l’immobile al Comune di Trieste, che lo fa restaurare nel 1998. L’8 marzo 2001 viene inaugurato il Civico Museo d’Arte Orientale.

Guida generale di Trieste, 1907
Guida generale di Trieste, 1907

Il portale d’ingresso ad arco, al centro della facciata principale, è caratterizzato un mascherone in chiave di volta e lunetta con ghiera in ferro battuto. Il portale è affiancato da due pilastri tuscanici leggermente ruotati sul loro asse che sorreggono il soprastante poggiolo in pietra con balaustri ritorti. La portafinestra che dà accesso al balconcino ha stipiti e architrave scolpiti ed è coronata da timpano curvilineo spezzato con, al centro, lo stemma raffigurante l’arme dei Leo.

La lastra di grandi dimensioni, realizzata dal fotografo Mino Zanutto, risale molto probabilmente al 1907-1908 ed è stata donata al Comune di Trieste nel 1957.

Ai lati dell’ingresso al palazzo si scorgono due locali: il negozio di coloniali e commestibili di Carlo Clemente, che abita al terzo piano, e la tintoria di Pietro Antonio Braida.

 
L'Indipendente 21 maggio 1895
L'Indipendente 21 maggio 1895

Carlo Clemente vende conserve alimentari ed esibisce in vetrina bottiglie e scatolame, pubblicizza the e cioccolato Suchard mentre il negozio adiacente è la succursale della tintoria Braida che ha sede centrale in via Barriera vecchia 9. Fondata nel 1826, è un’attività rinomata che dispone anche di un opificio in via del Monte. Nelle Guide generali, conservate presso la Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte, un’inserzione informa: “specialità pulitura a secco perfezionata per vestiti da uomo, da donna e da bambini il tutto senza scucire”.

Sono disponibili ulteriori notizie sul fotografo Mino Zanutto